Le cellule staminali aiutano a curare le malattie?

Per leucemie e artrosi sono in uso, per Parkinson e Alzheimer la ricerca è in corso

 

Le cellule staminali sono spesso descritte come il ‘Santo Graal’ della medicina rigenerativa, capaci di trasformarsi in quasi ogni tipo di cellula del corpo umano. Ma possono davvero curare malattie come l’Alzheimer, il Parkinson e tumori o essere usate per rigenerare i tessuti? A oggi, la risposta è sfaccettata. Mentre in alcuni campi la loro applicazione è già una realtà consolidata, come per alcune malattie del sangue e per rigenerare il tessuto di articolazioni danneggiate, in altri lo scenario è ancora sperimentale. E se, da un lato, ci sono molte promesse che richiedono ulteriori conferme scientifiche, dall’altro ci sono tante proposte miracolose sul web, che illudono i pazienti e mettono a rischio la loro salute. Come ha dimostrato il Caso Stamina, che sosteneva di curare con infusioni malattie gravissime e inguaribili come atrofia muscolare spinale e paralisi cerebrali infantili.  Partiamo dal capire cosa sono. Le cellule staminali sono cellule ‘primitive’ che hanno la capacità di trasformarsi in altri tipi cellule specializzate, come quelle di muscoli, ossa, sangue e cervello. Ne esistono diverse tipologie: le staminali embrionali, quelle presenti nel cordone ombelicale che possono diventare qualunque cellula del corpo; le staminali adulte, come quelle ematopoietiche o mesenchimali, presenti nel midollo osseo e le cellule staminali pluripotenti indotte, ottenute in laboratorio riprogrammando cellule adulte.

Analisi

Nella lotta all’Alzheimer, le cellule staminali mesenchimali derivate dal midollo osseo hanno dimostrato nei topi di laboratorio la capacità di ridurre l’infiammazione cerebrale, limitare la morte di neuroni e diminuire l’accumulo di placche amiloidi, uno dei principali segni della malattia. Alcuni studi hanno osservato un miglioramento della memoria nei modelli animali. Tuttavia, i trial clinici sull’uomo sono ancora in fase iniziale.  Nel caso del Parkinson, le cellule staminali sembrano ancora più promettenti. Per la prima volta al mondo neuroni ottenuti da staminali embrionali umane sono stati impiantati nel cervello di persone con Parkinson. La sperimentazione clinica, partita nel febbraio 2023 in Europa (in Svezia e in Gran Bretagna), è stata possibile grazie agli studi condotti da tre consorzi europei  coordinati negli ultimi 16 anni dall’Università di Milano attraverso il laboratorio diretto da Elena Cattaneo. Ma ad oggi, nessuna terapia con staminali è stata approvata dalle principali autorità regolatorie come Agenzia Europea per i Medicinali o dalla Food and Drug Administration per il trattamento di questa malattia neurodegenerativa. A fare chiarezza è la Società Italiana Parkinson e Disordini del Movimento Limpe-Dismov.”Proliferano, sui social e sul web, – mette in guardia Giovanni Fabbrini, presidente della società scientifica -offerte relative a presunte terapie per il Parkinson basate su staminali. Molte non hanno basi scientifiche solide, non sono supportate da studi clinici controllati e rappresentano un rischio per la salute, oltre a costi elevatissimi. Non esistono ad oggi applicazioni cliniche validate nella pratica medica. È fondamentale attenersi a trattamenti approvati, evitando soluzioni non comprovate o miracolose”.

Discorso diverso va fatto per le malattie del sangue. In questo ambito, il trapianto di staminali ematopoietiche è una prassi consolidata, utilizzata per curare leucemie, mielomi e linfomi. In particolare nel dipartimento di Oncoematologia del Bambino Gesù di Roma, diretto da Franco Locatelli, viene realizzato, in media ogni anno, più di un quarto dei trapianti di staminali del midollo osseo effettuati in Italia. Mentre l’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia) coordina il centro IsbreMit, uno dei più avanzati al mondo per la produzione di cellule staminali, impiegate in studi clinici sulla beta-talassemia e le leucodistrofie.      Anche nel campo delle malattie autoimmuni, le staminali stanno mostrando il loro potenziale. Nella sclerosi multipla, alcune sperimentazioni hanno evidenziato che l’infusione di mesenchimali può migliorare la funzione motoria e stabilizzare la progressione della malattia. In particolare ricercatori dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano hanno realizzato il primo studio clinico al mondo, pubblicato su Nature, con cellule staminali neurali. Il trattamento (una puntura lombare che inietta le staminali nel liquido cerebrospinale) ha mostrato una riduzione dell’atrofia cerebrale. Il trattamento è sicuro e ben tollerato, ma non sostituisce le terapie immunomodulanti già in uso.      La medicina rigenerativa applicata all’ortopedia vede l’Università e il Policlinico di Modena all’avanguardia nella sperimentazione di staminali per lesioni della cartilagine. Decine di studi clinici su pazienti con artrosi hanno mostrato una riduzione del dolore articolare e un miglioramento della funzione articolare con l’infiltrazione di staminali. E a questo scopo sono già in uso anche in Italia. Ma gli scienziati sottolineano la necessità di standardizzare le procedure di raccolta, preparazione e somministrazione.    Interessanti progressi sono stati fatti nel campo oftalmologico. In Giappone è stato effettuato il primo trapianto al mondo di cellule epiteliali della retina derivate da cellule iPS in pazienti con degenerazione maculare senile, una delle principali cause di cecità negli anziani.    Sul fronte della medicina estetica, le staminali sono ormai al centro di numerosi trattamenti anti-invecchiamento, per la rigenerazione dei tessuti cutanei e contro l’alopecia. Tuttavia, alcuni di questi approcci sono ancora privi di solide evidenze cliniche e non hanno superato la valutazione delle autorità sanitarie. Secondo l’Australian Regenerative Medicine Institute, è essenziale “distinguere tra uso sperimentale in contesto clinico e applicazioni commerciali, spesso prive di controllo”.

 

Pertanto le cellule staminali non sono ancora una cura universale, ma nemmeno una chimera. Per alcune malattie, come quelle del sangue, rappresentano già uno standard terapeutico. In altre, offrono una promessa in via di consolidamento. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra ciò che è oggetto di ricerca e ciò che è clinicamente sicuro ed efficace. Perché la disinformazione può generare false aspettative e mettere a rischio la salute. Ad oggi rappresentano un ambito in cui ferve la ricerca scientifica e tantissimi sono gli studi pubblicati da istituzioni accreditate a livello mondiale, come la Ucla Stem Cell Research Center e l’Australian Regenerative Medicine Institute, ma anche l’Italia sta facendo la sua parte.     Il potenziale terapeutico delle staminali è accompagnato da una serie di sfide. Le principali riguardano la sicurezza (con il rischio teorico di trasformazione tumorale), l’eventuale rigetto immunologico, i costi di produzione e la necessità di una regolamentazione più chiara a livello internazionale, che garantisca la qualità dei trattamenti e protegga i pazienti da speculazioni.   Infine una curiosità: le cellule coltivate nello spazio crescono più velocemente. Lo hanno dimostrato i ricercatori della Mayo Clinic, che, sopra le nostre teste, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, hanno studiato il comportamento delle staminali, confrontandole con le loro ‘gemelle’ rimaste sulla Terra, pubblicando i risultati su NPJ Microgravity.

 

Fonti
Istituto Superiore di Sanità
Osservatorio terapie avanzate
Ministero della Salute
Centro Nazionale Sangue
Stemcell.ucla
Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc)
Eurostemcell
Ucla Stem Cell Research CenterOspedale pediatrico Bambino Gesù

 

 

Fonte: ANSA

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